“Said in Italy” del 2 agosto 2016

di Laura di Renzo e Francesca Dragotto

Erroneamente connesso al nome della rosa, che nell’Italia meridionale ne produce la deformazione in rosamarina, o, in Toscana, dove la pianta è nota anche come ramerino, a quello del ramo, per via del suo aspetto, tutto rametti e foglie sottili e lineari, il fitonimo rosmarino costituisce l’esito di una composizione basata invece sul nome latino della rugiada, ros, e sull’aggettivo riferito al mare.

La forma Rosmarinus officinalis L., questo il nome scientifico della pianta, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, rievocherebbe perciò la rugiada marina, con probabile allusione alla presenza della pianta sulle coste.

Considerato fin dall’antichità una pianta benefica, i greci lo bruciavano con l’incenso in segno augurale e i romani lo intrecciavano in corone, da solo o insieme ad altre erbe e piante a loro volta dal valore simbolico riconosciuto. La tradizione riferisce infatti, per il mondo romano e, ancora, per il Medioevo, del suo accostamento alle spose, che, in occasione della cerimonia nuziale, ne portavano uno o più rametti, nel caso delle spose romane intrecciati insieme a grano, gigli e mirto, simboli rispettivamente di fertilità, purezza, lunga vita e, nel caso del rosmarino, virilità per alcuni, fedeltà, devozione e amore per altri.

Presente anche nella mitologia, nell’episodio della seduzione di Leucotoe da parte di Apollo, seduzione pagata dalla fanciulla con la vita (seppellita viva dal padre informato della seduzione, si narra che il suo corpo trasformato in pianta di rosmarino o di incenso per effetto della luce fatta penetrare dal dio sotto il terreno che la ricopriva), del rosmarino si decanta, e non da oggi, anche la proprietà di rafforzare la memoria.

“Ecco del rosmarino, questo è per il ricordo”, faceva dire Shakespeare a Ofelia, ben prima che i risultati di una ricerca sull’aroma dell’olio essenziale di rosmarino condotta presso la Northumbria University, UK, rinnovellassero la proprietà alla mente del popolo del web grazie a dispacci di agenzia del tipo di quello dell’ANSA, dal quale si riprende l’estrema sintesi dello studio effettuato

L’aroma di questa erba, infatti, aiuta gli anziani in particolare nel tenere a mente le cose da fare, come ad esempio i medicinali da prendere a un preciso orario. Lo dimostra una ricerca della Northumbria University, nel Regno Unito, presentata alla British Psychological Society’s Annual Conference a Nottingham. Per lo studio 150 persone over 65 sono state suddivise in due gruppi: il primo è stato posizionato in una stanza nella quale erano stati diffusi oli essenziali di lavanda o rosmarino, il secondo in una stanza in cui non vi era alcun aroma. I partecipanti sono stati poi sottoposti a dei test tesi sopratutto a valutare la cosiddetta memoria prospettica, cioè quella proiettata alle cose da fare. Ad esempio è stato chiesto loro di ricordare di trasmettere un messaggio in uno specifico momento o cambiare procedure quando accadeva una particolare cosa. È stato effettuato anche un test dell’umore, prima e dopo l’ingresso nelle stanze. I risultati hanno mostrato che il rosmarino migliorava significativamente la memoria prospettica e la lucidità. Mentre la lavanda aumentava calma e contentezza.

Ampiamente utilizzato in cucina per insaporire i cibi, grazie alle sue proprietà aromatiche, la pianta costituisce una fonte naturale di polifenoli, come l’acido carnosico, l’acido rosmarinico, il carnosolo, l’acido gallico, l’acido caffeico, l’acido ferulico, l’acido coumarico, la naringina, l’esperidina, la luteolina e l’apigenina e gli oli volatili.

Molti studi riferiscono che la presenza di un’alta percentuale di diterpeni fenolici PDA (Phenolic Diterpen Antioxidants) contribuisce significativamente alle proprietà bioattive del rosmarino. L’acido carnosico (CA) e il carnosolo rappresentano infatti il 3,8-4,6% del materiale estratto dal rosmarino e sono tra i principali composti fenolici con proprietà farmacologiche, responsabili degli effetti antiossidanti, anti-infiammatori e anti-proliferativi nelle foglie fresche della pianta. L’acido caffeico e i suoi derivati, come l’acido rosmarinico, per via delle loro proprietà anti-ossidanti trovano impiego nel trattamento e nella prevenzione dell’asma bronchiale, nei disordini spasmogeni, nell’ulcera peptica, nelle malattie infiammatorie, nell’aterosclerosi, nella cataratta e nelle ischemie cardiache.

L’acido carnosico (CA) attiva il peroxisome proliferator-activated receptor gamma nei leucociti polimorfonucleati umani (PML), con un potenziale effetto anti-infiammatorio. In generale, gli acidi fenolici e i diterpeni fenolici contrastano direttamente i radicali liberi o agiscono indirettamente aumentando le difese antiossidanti endogene nella cellula, ad esempio, attraverso l’attivazione del fattore Nrf2 (nuclear factor erythroid-derived 2 related factor) e del relativo pathway di trascrizione. Tali composti antiossidanti hanno attività neuroprotettive dimostrate sia in vitro che in vivo e possono quindi avere un effetto benefico e terapeutico nel caso di malattie cardiovascolari e cronico-degenerative.

Gli estratti del rosmarino portano inoltre a rilascio muscolare della trachea e dell’intestino e possiedono proprietà epatoprotettive. L’acido rosmarinico è ben assorbito dal tratto gastrointestinale e dalla pelle. Questo determina un aumento della produzione delle prostaglandine E2 e riduce la produzione di leucotriene B4 nei leucociti polimorfonucleati umani, e inibisce il sistema del complemento. Per tali motivi, quando utilizzato per uso topico, è cicatrizzante e antisettico. Il rosmarino può essere utilizzato anche per preparare bevande, tisane e in cosmetica; ha proprietà antispasmodiche nelle coliche renali e nella dismenorrea e trova impego come blando diuretico, in caso di astenie e nelle digestioni difficili.

Quando usato in marinatura e in cottura, il rosmarino riesce a prevenire fino al 40% la formazione di sostanze potenzialmente cancerogene come le amine eterocicliche. È stato dimostrato che l’acido carnosolico ha delle importanti proprietà antitumorali, in quanto risulta essere in grado di aggredire direttamente le cellule cancerogene, determinandone l’apoptosi, e di impedire l’angiogenesi, ovvero la vascolarizzazione delle cellule tumorali stesse. Gli estratti del rosmarino e i suoi costituenti come il carnosolo, l’acido carnosico, l’acido ursolico e l’acido rosmarinico possiedono attività chemopreventive e antitumorali, attraverso l’attivazione degli enzimi detossificanti di fase I e fase II. Le proprietà anticancro che vengono evidenziate, determinate da costituenti, riguardano i cambiamenti molecolari nel processo multi-step dello sviluppo del tumore, che sono dose correlate e non tessuto o specie specifico. È stata evidenziata la capacità del rosmarino di sopprimere lo sviluppo del tumore in molti organi tra cui colon, mammella, fegato, stomaco così come melanomi e leucemie.

Oltre ad essere utilizzato in cucina, in medicina e in cosmetica, il rosmarino esercita, infine, un’azione insetticida grazie ai suoi olii essenziali.

Curiosità: dal nome della pianta sembra possano discendere i cognomi Rosmarino e Rosmarini. Più difficile la derivazione di queste forme da un composta da Rosa e Marini o Marino. la forma al plurale è più rara e attestata nel maceratese e si trova, sparsa, nel centro-nord; quella al singolare in tutto il meridione, isole comprese, oltre che a Roma e a Genova. La Campania è il luogo di maggiore concentrazione (cfr. E. Caffarelli – C. Marcato, I cognomi d’Italia. Dizionario storico ed etimologico, UTET, Torino, 2008 alla voce “Rosmarini, rosmarino”).

Nel lessico italiano si registra anche rosmarinato, formato per derivazione dal nome della pianta. L’aggettivo, di indubbio valore evocativo e sinestetico, è attestato in F. T. Marinetti, per esempio in L’alcòva d’acciaio. Romanzo vissuto, Milano 1921

Sopra quella carta misteriosa vi sono delle forme simili a quelle che fanno gli sterchi di Pagiolin cadendo sull’impiantito della colombaia, quando appollaiato in alto gode il tepido rosmarinato pomeriggio, liberandosi il ventre dal peso soverchio.

Nulla ha invece a che fare con il rosmarino il sostantivo rosmaro, antico nome di una vacca marina o di un tricheco di probabile origine tedesca (cfr. Grande dizionario della lingua italiana, fondato da S. Battaglia, UTET, Torino, 1961-2002 + Supplemento 2004 + Indice Autori + Supplemento 2009 alle voci “Rosmarinato” e “Rosmaro”).

L’erbavoglio nel piatto: le patate ‘mpacchiuse’ (ricetta calabrese)

Ingredienti per 5 porzioni

Patate 1,2 kg (circa 6 patate medie), olio extravergine di oliva 60 g, rosmarino e sale qb.

Preparazione

Sbucciate le patate e tagliatele in fette di circa 3 millimetri. Mettetele in padella con l’olio caldo e il rosmarino e copritele con un coperchio. Fate cuocere per una ventina di minuti mescolando di tanto in tanto, fino a quando le patate non si saranno attaccate tra loro.

Tempo di preparazione: 35 minuti

Contenuto in energia e nutrienti della pietanza per porzione
kcal 270 – kjoul 1300
Protidi Glucidi Lipidi
5,0 g 42,9 g 14,4 g
Proteine animali g 0,0
Proteine vegetali g 5,0
Fibra g 3,8
MAI-IAM
*MAI-IAM = Indice di Adeguatezza Mediterranea

Bibliografia

J.J. Johnson. Carnosol: A promising anti-cancer and anti-inflammatory agent, Cancer Letters 305 (2011) 1–7

C.H. Chang, C.C. Chyau, C.L. Hsieh, Y.Y. Wu, Y.B. Ker, H.Y. Tsen, R.Y. Peng, Relevance of phenolic diterpene constituents to antioxidant activity of supercritical CO(2) extract from the leaves of rosemary, Nat. Prod. Res. 22 (2008) 76–90

O.I. Aruoma, B. Halliwell, R. Aeschbach, J. Loligers, Antioxidant and pro-oxidant properties of active rosemary constituents: carnosol and carnosic acid, Xenobiotica 22 (1992) 257–268

D. Poeckel, C. Greiner, M. Verhoff, O. Rau, L. Tausch, C. Hornig, D. Steinhilber, M. Schubert-Zsilavecz, O. Werz, Carnosic acid and carnosol potently inhibit, Biochem Pharmacol. 76(1) (2008) 91-97

A.H. Lo, Y.C. Liang, S.Y. Lin-Shiau, C.T. Ho, J.K. Lin, Carnosol, an antioxidant in rosemary, suppresses inducible nitric oxide synthase through down-regulating nuclear factor-kappaB in mouse macrophages, Carcinogenesis 23 (2002) 983–991

H.H. Zeng, P.F. Tu, K. Zhou, H. Wang, B.H. Wang, J.F. Lu, Antioxidant properties of phenolic diterpenes from Rosmarinus officinalis, Acta Pharmacol Sin. Dec. 22(12) (2001) 1094-1098.

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