La Dolce Lingua

Un regime fondato sulle parole , è stato detto del fascismo, di cui ricordiamo spesso gli aspetti plateali e ai nostri occhi ridicoli: il bluff degli ‘otto milioni di baionette’ o dello ‘spezzeremo le reni alla Grecia’ , le parole d’ordine ‘tireremo dritto’, ‘chi si ferma è perduto’ , ‘credere, obbedire, combattere’ , gli slogan ‘se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se muoio vendicatemi’, ‘meglio un giorno da leoni che cent’anni da pecora’.

Mezza cartuccia. Più originali, e alcuni coniati proprio da Mussolini, i modi per schernire nemici e ‘disimpegnati’: panciuti, panciafichisti, bracaioli, pantofolai, borghesoidi. Ma l’offesa preferita era ‘mezza cartuccia’, sopravvissuta nella lingua corrente. Primo bersaglio fu nientemeno che Vittorio Emanuele III: «Non ho colpa io se il re è fisicamente una mezza cartuccia» disse il duce al genero Galeazzo Ciano «è naturale che lui non potrà fare il passo romano senza essere ridicolo».

Mi dia del voi!

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