“Cose dell’altro Geo” del 3 marzo 2011

Post di risposta a domande pervenute da parte di alcuni spettatori

Buzzurro (Alessandra Cambi, Bologna): quale etimologia?

Si tratta di una questione controversa, che ha dato adito a varie interpretazioni. Il Battaglia ipotizza che si tratti di una forma che ha alla base buzzo ‘stomaco, ventre (di animali ma anche di persone)’. Quanto al riferimento di panzuto (il buzzurro, per l’appunto), si pensa che potesse originariamente indicare i montanari svizzeri scesi in città per vendere caldarroste. Di qui, per estensione, ‘forestiero’ e, in senso dispregiativo, ‘rozzo, ignorante’.

La parola ha avuto particolare fortuna a Roma, dove era impiegata per indicare i forestieri scesi dal nord Italia dopo la conquista della città (1870) e la sua ascesa in capitale.

È da evidenziare che nella varie lingue, sia antiche sia moderne, è usuale trovare delle parole che indicano lo straniero come ‘rozzo, incivile’, in quanto estraneo al proprio sistema di valori, di consuetudini (visione etnocentrica, che pone se stessi al centro del mondo e gli altri al di fuori di una ipotetica sfera di riferimento che si irradia da quetso centro. C’è chi – Silvestri – in questo modo spiega anche l’etimo di barbaro, che nulla perciò avrebbe a che fare con il balbettare).

Captivo e cattivo (Bice da Camponogara): sono parole collegate?

Si, si tratta della stessa parola. Nel primo caso si è mantenuta una forma più vicina a quella originaria, lat. captivus (verbo frequentativo da capio, ‘prendere’. Il captivo sarebbe perciò il prigioniero). Si tratterebbe perciò di una forma colta, visto il mantenimento nella grafia del nesso consonantico –pt-, che nelle forme parlate è diventato –tt-. Come infatti è accaduto per cattivo, che per lungo tempo è stato l’elemento centrale della forma captivus diaboli ‘prigioniero del diavolo’, ovvero ‘malvaglio’. Ad un certo punto, vista l’altissima frequenza d’uso di questa forma complessa (sintagma, in termine tecnico), è diventato superfluo dire diaboli e captivus da solo ha assunto il significato complessivo dell’espressione.

Escort (P. T. da Roma): la parola escort sembra un anglismo e invece è un italianismo passato all’inglese e solo dopo all’italiano. Quale rapporto con la parola scorta?

Secondo me tra la forma alla base dello scorta italiano ‘accompagnare per protezione, poi anche per fare da cavaliere ad una dama’ (attestato fin dalle origini della nostra lingua) e che nel ‘500 è passata tanto all’inglese escort che al francese e allo spagnolo e la parola alla base del moderno ingl. escort da cui it. escort ci sarebbe un rapporto di omofonia. Alla base di questo escort sarebbe da porre un lat. scorta pl. di scortum, dal significato di ‘abito succinto di pelle’ e poi per contiguità ‘chi indossa un abito succinto, di pelle, ed esercita il meretricio’. Numerose sono infatti le attestazioni di scorta per ‘prostitute’. Perciò la sovrapposizione con il participio passato di scorgere si sarebbe potuta verificare, dopo una lunga vita autonoma delle due forme, una volta che, eliminato in latino il neutro (e quindi scortum), le forme plurali di nomi prima marcati da questo genere sono state spostate al femminile (perciò scorta sarebbe passato dall’indicare ‘le prostitute’ all’indicare ‘la singola prostituta’).

Nove (Giuseppina, che si riferisce alla puntata su numeri e numerali): la parola nove, dal latino novem, ha a che fare con l’aggettivo nuovo? Sembrano molto simili.

In effetti è così. Questa forma sembrerebbe rivelarci un importante momento di passaggio nella formazione del sistema di numerazione che troviamo in uso nel mondo romano antico. L’aderenza semantica tra le due forme non potrebbe che spiegarsi immaginando uno sviluppo che ha portato dalla base 4 (che ha convissuto a lungo con quella 5 per via del diverso modo di usare le dita della mano per contare) a quella 8 (due volte la base 4, come evidenzierebbe la vocale finale lunga di indoeuropeo e di lat. octo, una antica forma di duale che potrebbe significare ‘due volte’ la serie che è stata presa come riferimento.

In questo caso con il numero successivo si aprirebbe una nuova serie, marcata proprio con una forma collegata all’aggettivo novus a um.

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