“Il riposo del guerriero” del 29 luglio 2012

Low cost, last minute, all inclusive, in una casa (vacanze), in un villaggio, (vacanza) studio, al risparmio, con un pacchetto (vacanze), austera o più semplicemente niente vacanza. Questa è la fotografia linguistica delle vacanze estive 2012. Vacanze all’insegna del delirio onomastico che ha reso inusualmente noti e oggetto di ampio dibattito gli anticicloni, fenomeni climatici che hanno generato e ancora stanno generando afa, disagi e sudore; vacanze da bollino rossastro e non rosso a causa della imuizzazione, occasionalismo che sto creando in questo momento sulla scorta di un participio aggettivale, imuizzato, che si trova invece attestato in rete e per le quali, probabilmente per timore di effetti depressivi (e non parlo di clima) che la diminuzione del traffico avrebbe potuto ingenerare, ci si è affannati a identificare almeno una giornata da bollino nero (parafrasando una nota pubblicità verrebbe quasi da dire Senza esodo, che vacanza è?).

E dunque vacanzine, vacanze spezzatino, vacanze mordi e fuggi, da mini-(e)sodo ma con un piano esodo ad hoc per gli utenti della famigerata Salerno-Reggio Calabria.

Insomma, da vacanzificio (sul modello di opificio, afferma il GDLI che come prima attestazione riporta un passaggio da un numero de La Repubblica del 1988) o vacantuose (ancora nel GDLI con significato di ‘frivolo, futile (in riferimento ad una attività)’, forma dialettale antica e poco usata derivata da vacante), purché però siano vacanze intelligenti… almeno dal 1978, anno delle indimenticabili e lucidamente ciniche vacanze di Remo e Augusta Proietti, protagonisti di uno dei tre episodi di Dove vai in vacanza?

Quello di Le vacanze intelligenti non è però l’unico caso in cui il cinema ha segnato in modo ormai consolidato la nostra lingua: penso al caso di Quando la moglie è in vacanza… titolo italiano della commedia del ’55 diretta da Billy Wilder (The seven year itch) dal quale (grazie al risultato di un sapiente doppiaggio) sono state estrapolate numerose battute diventate in certi periodi dei veri e propri tormentoni.

Per non venir meno ai soliti propositi che animano i miei interventi al Guerriero dirò che dal punto di vista etimologico vacanza costituisce una continuazione del (neutro plurale del) latino vacans, vacantis (vacantia) ricevuto attraverso la mediazione del francese vacance.

Perspicuo è il significato di vacare, al cui paradigma vacans appartiene, letteralmente ‘essere vuoto’, da cui per estensione ‘avere tempo per’.

Per quanto riguarda vacantia lo si trova usato da sempre, ma ciò non significa che nel mondo antico lil termine rimandasse ad uno stesso ambito concettuale.

Nell’italiano moderno vacanza è ‘lo stato di temporanea assenza del titolare di un ufficio, di una carica civile o ecclesiastica (e per estensione il periodo in cui questa condizione perdura); il momento, l’occasione estemporanea di svago dalle proprie ordinarie occupazioni (per antonomasia il periodo estivo); la carenza di determinate condizioni; il divieto a venire eletti o rieletti nei pubblici uffici che negli antichi statuti di comuni quali Genova o Arezzo era imposto a membri di famiglie nobili, notai, magistrati’ (GDLI).

Un significato, quest’ultimo, limitrofo a quello moderno di conflitto di interessi, decisamente obsoleto e fuori moda, del quale la memoria linguistica italiana non reca traccia al di fuori dei repertori lessicografici di grande respiro.

Non diffusissimo nella forma ma molto praticato nella sostanza sono invece vacanza dei pagamenti ‘moratoria’ e vacanza della legge, traduzione di vacatio legis che non ha bisogno di essere tradotto né commentato. Anzi, per continaure a giocare con vacare, che sarebbe vacante (‘inutile’, attestato) commentare.

Infine le locuzioni fisse costruite su vacanza, non immuni da qualche preoccupazione dal momento che le uniche a essere registrate sono avere o mandare il cervello in vacanza, con la testa in vacanza e dare vacanza a qualcosa (la meno preoccupante).

Intelligenti pauca

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Curiosità

Questione di radici… perché non si lavora quando si è in ferie e invece si nei giorni feriali?

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