“Il riposo del guerriero” del 2 settembre 2012

Il discorso di oggi riprende e prosegue la riflessione sui tormentoni estivi, abbandonata in occasione della puntata di domenica scorsa (26 agosto) incentrata sui malapropismi, già trattati nel corso della stagione ma recuperati per via del grande riscontro ottenuto in termini di segnalazioni dal pubblico.

Per continuare a tormentarci ci si parano innanzi due piste. Da una parte quella del risparmio, essendo questo il leit-motiv di tutto l’ultimo anno che chissà ancora per quanto non ci abbandonerà, oppure quella dell’esodo, una parola antichissima, anche biblica, recentemente rinnovata in ambito di riforma pensionistica tanto che la sua peternità, in questo caso si potrebbe dire maternità, potrebbe essere attribuita al ministro Fornero, anzi a Fornero.

Sono certa che non si tratti di una maternità in senso assoluto (Giulio Nascimbeni in un articolo apparso sul Corriere del 25 settembre 1992 rintracciava nella Gazzetta Ufficiale del 2 aprile di quell’anno la prima occorrenza, a suo dire, di esodato), certo è però che nell’immaginario collettivo la ministra Fornero ne è l’estensore, anzi l’estenditrice, dal momento che prima degli ultimi mesi – e prima che ricorresse tante e tante volte negli interventi della ministra – il termine non aveva la rilevanza che ha oggi.

Familiare ai praticanti o a chi si è formato nell’alveo della cultura ebraica e cattolica per via del libro di Esodo (il secondo dell’Antico Testamento), per secoli il termine ha rinviato alla fuoriuscita degli ebrei dall’Egitto (mutatis mutandis, come segnala anche Wikipedia s.v. esodato, sottolemma di pensione): gli esodati sarebbero perciò gli ebrei e l’azienda l’Egitto.

Voce greca – da ex ‘da’ e odos ‘strada’ – ripresa dal latino cristiano per indicare l’‘egressus populi Israelis’, nel corso del Novecento la si trova attestata anche in contesti estranei a quello originario, ad esempio per la fuoriuscita di capitali ma anche di fumo, aria, oro, etc.

Benché non dovesse essere necessariamente così, in latino come poi nella storia dell’italiano, il termine si consolida in unione al riferimento ideale ad una massa, sicuramente per via dell’Esodo per antonomasia. Gli usi moderni recuperano e continuano invece il significato letterale di ‘uscita’ che non necessariamente implica una moltitudine agente. L’idea di migrazione, di moltitudine, anzi di massa, di una massa che è andata via via crescendo, si è tornata invece ad imporre con il participio sostantivato forneriano, esodati, che, personalmente, a me non piace anche perché mi sembra celare una attitudine, una volontà eufemistica o eufemistizzante.

Insomma, perché rende meno accessibile l’informazione fondamentale per chi si trova o troverà nella condizione di esodato: il trovarsi senza stipendio.

A livello di curiosità voglio però segnalare l’uso di esodo anche in cartelli contenenti indicazioni da seguire in caso di pericolo affissi in uffici pubblici: in caso di esodo fare questo e non quello e così via. Un uso che, benché lecito linguisticamente, nel senso della norma, stride a mio parere con l’uso almeno nel senso del valore collettivamente associato al termine.

Questa digressione è però partita da un altro esodo, di massa, estivo, e legato a doppio nodo alle autostrade, al caldo, alla benzina. Parlo di quell’esodo che nella mente degli automobilisti che si cibano di Cis – Viaggiare informati e di notiziari sul traffico (ma anche di tele e radio e giornali in genere) ha il proprio retro della medagia nel controesodo. Non si tratta degli Ebrei che tornano in Egitto, ma del ritorno nei luoghi abituali di dimora dei milioni di persone che, ancor prima di riprendere le proprie attività, sono assaliti dallo stress da controesodo e da rientro dalle vacanze.

Anzi, da una vera e propria sindrome, visto che da alcuni anni per distinguerla dalla depressione stagionale è stato coniato il termine sindrome da rientro per alludere a ‘nervosismo, agitazione, affaticamento, preoccupazione, svogliatezza, sonno disturbato, ipersudorazione, tachicardia, forte stanchezza, facile irritabilità, problemi di alimentazione, emicrania, ansia diffusa e, appunto, stress che segnano per molti il ritorno da un periodo di vacanza’.

Si potrebbe dire che questa definizione ipertrofica, che ancora a lungo potrebbe continuare, sancisce una volta per tutte che della fine delle vacanze ci si può fare una malattia. Curabile con una nuova vacanza che però, nella maggior parte dei casi (o almeno nei casi di coloro che non possono disporre delle vacanze liberamente nel corso dell’anno), porterà ad altro stress da partenza, anzi da esodo, e a successivo stress da controesodo.

E il viaggio continua…

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