“Il riposo del guerriero” del 16 settembre 2012

Di principi e principesse. Di questo si è parlato nella puntata odierna del Guerriero e da questo trarrò spunto per introdurre questo spazio, il primo di Senti chi parla, una rubrica che si propone di analizzare ogni settimana l’abito linguistico di un personaggio pubblico.

Il modo in cui ciascuno di noi parla e più in generale comunica (il parlare è compreso nel comunicare ma il comunicare è più ampio del parlare) equivale, grosso modo, all’abito che di volta in volta scegliamo per una determinata occasione.

Un abito che per essere indossato al momento opportuno necessita però di essere stato preventivamente confezionato e/o acquistato e che con ogni mezzo si cerca di rendere calzante al proprio corpo.

Può infatti accadere che nel tempo intercorso tra l’acquisto e la mise del vestito siano intervenuti dei cambiamenti di entità ora irrilevante ora invece sensibile, tali da poter rendere l’abito inadatto o addirittura inutilizzabile.

Fuor di metafora, quello che intendo dire è che il modo in cui ciascuno di noi comunica, attraverso la lingua e tutti gli altri linguaggi che trovano espressione attraverso il corpo, equivale ad un abito mai identico ad altri abiti e neppure a se stesso se osservato in un momento diverso: macchie, pieghe, piccoli rammendi e logorio lo cambiano progressivamente ma inevitabilmente, ponendo innanzi agli occhi di un osservatore attento una realtà sempre portatrice di nuovi spunti.

Torno però alla questione del principe, con cui ho aperto questo intervento: per inaugurare questa rubrica ho scelto anche io un principe, il principe Monti. In quanto Presidente del Consiglio dei Ministri il Presidente Monti è infatti un *primo-caps, dalla stessa radice di caput capitis, e quindi una ‘testa che occupa il primo posto, che comanda o guida altre teste’, come appunto fa il Presidente del Consiglio.

Esaurita la parentesi etimologica che mi sono concessa, entro nel vivo della questione: l’habitus montiano, le abitudini comunicative che l’ascolto e ove possibile l’osservazione dei discorsi e delle “conversazioni” pubbliche del Presidente Monti lasciano trapelare. Conversazioni qui è da intendersi nel senso tecnico di ‘dinamica dello scambio comunicativo’, dinamica comprensiva di tutto quanto correda lo scambio stesso (contesto situazionale, dove e quando e con chi la conversazione avviene, insieme a tutto quanto è in grado di esercitare un’influenza sulla conversazione stessa): rispetto alla conversazione il discorso è dato dalla componente verbale. Il discorso è perciò parte della conversazione che col discorso non si esaurisce.

Fatta questa distinzione, preciso che i ragionamenti che seguiranno si baseranno sulla convenzione che i discorsi che andrò a considerare, anche quelli letti, abbiano tutti per autore il Presidente del Consiglio.

Personalmente non so e non mi sono mai preoccupata di sapere se Monti scriva personalmente tutti i suoi discorsi o si serva di collaboratori o di consulenti per la comunicazione; il fatto che dia voce a quei discorsi e che li personalizzi con l’intonazione, le microespressioni facciali, il movimento delle mani, mi basta per ritenerli suoi.

Dalla cospicua mole di discorsi accumulatisi dallo scorso novembre ho estrapolato alcuni passaggi sui quali andrò a basare la mia analisi.

Il primo passaggio si riferisce al primo discorso tenuto in Senato, in occasione dell’insediamento del neo-Presidente (17.11.12).

Il minuto di discorso che commenterò è il minuto 25. Come prevedibile si tratta del passaggio che di lì a poco avrebbe dato via alla costituzione di un vero e proprio tormentone mediatico, quello della sobrietà, parola-chiave della prima fase dell’operato del nuovo Governo, ingrediente fondamentale della ricetta pensata e predisposta per risalire la china e non sprofondare nel baratro sinistramente ventilato dalla parola spread.

Spread, insieme a spending review e ad altri termini propri del linguaggio dell’economia, costituisce il contraltare e al tempo stesso il complemento naturale di sobrietà (che ritorna anche nella forma aggettivale sobrio/a), un termine le cui occorrenze nei discorsi di Monti sono ben al di sotto di quanto il tanto parlare di sobrietà potrebbe far ritenere.

Quella sorta di mantra (mantra è parola sanscrita dalla stessa radice che in latino ha dato mens, mentis ‘mente’, in scr. man-) mediatico costruito intorno alla sobrietà – si è arrivati ad attribuire l’aggettivo sobrio persino al Freccia rossa con cui la moglie di Monti ha raggiunto Roma per la prima volta dopo la nomina del marito, e questo da parte di autorevoli quotidiani – non ha infatti, e per fortuna, un corrispettivo nei discorsi presidenziali, nei quali il sostantivo è apparso ma, fatte salve le declinazioni del discorso di insediamento riproposte in varie conferenze-stampa, con moderazione.

L’alto uso avrebbe del resto deprivato il termine della carica sua propria, una carica da leggere anche in funzione di ponte rispetto alla precedente “gestione” della Presidenza del Consiglio.

Ciò che intendo dire è che la scelta di sobrietà è stata tutt’altro che casuale e che nelle intenzioni di chi l’ha proposta avrebbe dovuto rappresentare il segnale più chiaro e di facile comprensione di un totale cambiamento di rotta.

Ovviamente, è bene precisarlo, parliamo di comunicazione della politica e non di politica, ma poiché la politica si serve di parole, di tante parole, e poiché c’è una politica dietro le parole che si scelgono, ritengo sia bene sgombrare il campo da ogni ingenuità.

La sobrietà invocata nel passaggio clou

I soggetti che ricoprono cariche elettive […], più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato.

è una sobrietà che guarda al passato, da cui si afferma – cordialmente –  di voler prendere le distanze, e al contempo al futuro, giacché preconizza gli interventi e i correttivi necessari a rilanciare il Paese.

Né si tratta di uno spunto isolato: nella stessa direzione vanno infatti diversi altri passaggi del medesimo discorso, tutti volti a ricostruire dignità, credibilità e autorevolezza del Governo, di questo in particolare e dell’istituzione in generale.

Il Parlamento è il cuore pulsante di ogni politica di Governo, lo snodo decisivo per il rilancio e il riscatto della vita democratica. Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate, attraverso l’azione quotidiana di ciascuno di noi, dignità, credibilità e autorevolezza.

Emblema del traghettamento dal vecchio al nuovo, sobrietà scomparirà dai discorsi presidenziali una volta superata la prima fase dell’azione del Governo. O, più correttamente, della missione. Ad una missione Mario Monti assimila il proprio mandato e non manca di ribadirlo, a cominciare da uno dei primi passaggi del discorso di insediamento

Un ringraziamento specifico e molto sentito desidero, infine, esprimere al vostro, al nostro, Presidente. Il presidente Schifani ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione […]

E ancora

Il Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale. Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano (n.d.r. che evita) la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo.

Due le considerazioni da fare, brevemente, su questo passaggio: la prima sulla ripetizione a fini esegetici di Governo di impegno nazionale, sorta di sigla partitica impiegata alla stregua di un lemma di dizionario che, in quanto tale, deve essere seguito da una spiegazione definitoria. Spiegazione puntualmente presente e introdotta in maniera volutamente esplicita da significa, spia di una esigenza di giustezza formale, di giustezza linguistica, che recentemente è tornata a farsi sentire in occasione della conferenza congiunta con il primo ministro francese Hollande (4.9.12), al minuto 37, quando il Presidente invita a dare peso alle parole / un vertice non è una riunione).

La seconda considerazione riguarda la presenza di una figura retorica che ricorrerà costantemente nella produzione testuale montiana. Mi riferisco al tricolon, ovvero all’inclinazione a servirsi di strutture costituite di tre membri in genere tutti positivi o tutti negativi – in genere, ma vedremo che sono possibili anche altre soluzioni –  tricolon qui rappresentato da quanto riferito al “senso dello stato” che evita (e non evitano) la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo.

Retorica nella retorica, l’espressione è resa ancora più icastica dagli omoteleuti, gli –ismi, che legano gli atteggiamenti da stigmatizzare: familismo, localismo e settarismo, parole volutamente ben più ricercate.

Il discorso continua evidenziando

Le difficoltà del momento attuale. L’Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra.

esortando la Nazione a prendere coscienza che

Il futuro dell’euro dipende anche da ciò che farà l’Italia nelle prossime settimane. Anche: non solo, ma anche.

(Anche: non solo, ma anche: giro che ricorda il “maanchismo” di veltroniana memoria, ma che in questo caso risponde alla necessità di scuotere senza spaventare eccessivamente).

per giungere, finalmente, alla presentazione della “cura Monti”, successivamente declinata a più riprese e sotto varie spoglie, tanto da diventare vero e proprio nome proprio in occasione dei decreti Salva-Italia e Cresci-Italia.

Quanto alla ricetta

Per raggiungere questo obiettivo, intendiamo far leva su tre pilastri: rigore di bilancio, crescita ed equità.

Azione la prima, effetto la seconda, auspicio la terza parola chiave di questa ennesima triade o terna che insieme o richiamata da uno solo dei suoi membri costellerà i discorsi e gli interventi non del solo Presidente Monti ma anche dei suoi Ministri.

A questa premessa che è anche una sintesi segue una nuova serie di tre elementi, stavolta volti ad indicare cosa è necessario fare

È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi. […]

È necessario, infine, mantenere una pressione costante nell’azione di contrasto e di prevenzione del lavoro sommerso. […]

È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l’opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.

Occorre dunque risanare, non facendo però mai mancare, come si dice, un occhio alla reazione del cittadino (cittadino è preferito quasi sempre, almeno nella prima fase, a gli italiani). Per risanare, come si sa, è necessario aumentare il gettito fiscale. (È necessario: nel corso dell’azione di governo la forma perifrastica ricorrerà in tutti i tempi e in tutte le forme: (non) è stato / (non) credevamo sarebbe stato necessario; (non) sarà necessario / speriamo che non sarà necessario, etc.).

Arriva l’IMU. E Monti, non senza suscitare discussioni, sceglie Porta a porta (6.12.11) per parlare della necessità dell’IMU nel quadro più ampio della politica del suo esecutivo.

Continua…

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