“Il riposo del guerriero” del 23 settembre 2012

Per ricollegare questi ai contenuti della puntata di domenica scorsa ho pensato che la soluzione più calzante fosse saccheggiare e riadattare una celebre battuta del Nerone di Petrolini, l’atto unico mi pare del 1917. Non mi riferisco al modo in cui Nerone chiosa l’atteggiamento del popolo, che, citando letteralmente,

“E’ piaciuta questa parola… pria… Il popolo quando sente delle parole difficili si affeziona… Ora gliela ridico… Più bella e più superba che pria”.

alludo bensì a quella sorta di coro, di intervento corale dei diversi personaggi che alle proposte poetiche del gran poeta (Nerone per l’appunto) non esitano a reclamare un bis

Da bene bravo bis, dunque, a … Bene, Monti, bis?

Pri(m)a di entrare nella disamina di alcuni tratti conversazionali e discorsivi che mi hanno indotta a formulare questa ipotesi recupererò alcune considerazioni con cui avevo puntellato la prima parte dell’analisi della comunicazione montiana.

Abbiamo visto che l’esordio della cosiddetta gestione Monti appare da un punto di vista comunicativo caratterizzata da rigore formale e sostanziale. Rigore nell’azione di governo e rigore nella sua comunicazione, ma anche, guardando alla sola comunicazione, rigore nelle modalità espositive che giunge a sfiorare l’ingessatura, cui corrisponde un rigore terminologico, sintattico, che non deve essere inteso come rispetto di norme grammaticali, peraltro di norma rispettate, ma come tendenza a calibrare le frasi affinché risultino di facile memorizzazione, almeno nel loro impianto generale, anche quando contenenti riferimenti a contenuti specifici dell’economia per lo più oscuri ai destinatari del messaggio.

Per raggiungere questo obiettivo, riuscire a far imprimere le proprie parole anche nella mente del parlante poco incline a trattare di questioni di economia – mente peraltro violentata nel corso di tutto il 2011 con il tormentone spread il cui significato, al di là della giustezza semantica, è stato da molti individuato in ‘collasso, rovina, baratro’ –  per raggiungere, dicevo, questo obiettivo, i discorsi del presidente si sono avvalsi per lo più di meccanismi di ripetizione tipici della retorica già classica.

Si spiegano così gli innumerevoli casi di triplice elencazione o esemplificazione a tre membri, su cui tornerò nuovamente tra poco, e l’impiego martellante di una gamma crescente di tecnicismi dell’economia proiettati dal bombardamento mediatico nell’immaginario collettivo: pensiamo a spending review, la ‘revisione di spesa’ di sapore italico.

Perché dico di sapore italico? Preciso meglio riformulando la domanda: perché dico consueta concessione non necessaria all’esotismo tipica di molti gruppi di parlanti? Perché se ci trovassimo a parti inverse, una analoga concessione all’esotismo avrebbe condotto o dovrebbe condurre un primo ministro inglese a dire revisione di spesa in luogo di ‘spending review’.

Aggiungo inoltre, ed è l’ultima considerazione che faccio sul termine, che il significato di spending review nella lingua italiana è a dir poco strapazzato dal momento che il termine rinvia alla pratica di tagli di spesa e non all’analisi della spesa, pubblica o privata a seconda di chi la mette in atto, come invece è in inglese. Poiché siamo su Radio 24 potremmo approfittare di Barisoni anche per capire come ci si riferisse a ciò che ora si indica con spending review prima che l’allora ministro Padoa-Schioppa introducesse il termine nella finanziaria 2007.

Torniamo però a Monti e riprendiamo da Porta a porta (6.12.11), palcoscenico prescelto dal presidente del consiglio per parlare della necessità di introduzione dell’IMU nel quadro più ampio della politica del suo esecutivo.

I passaggi da discutere sarebbero diversi, per brevità ci accontenteremo di

I famosi spread: Monti fa l’uomo della strada e si esprime come farebbe chi sa che esiste lo spread per averlo sentito ripetere allo sfinimento senza però conoscerne realmente il significato (avvicinamento al cittadino medio)

Devo essere più sincero: così si autocorregge quando, in risposta a Bruno Vespa che gli chiede quali azioni gli siano risultate più gravose da quando è in carica, in prima battuta risponde tutte e nessuna

Caro Vespa, sono qui non per far piacere a lei ma per spiegare ai cittadini: passaggio che occhieggia al famigerato attacco del monologo di Marc’Antonio nel Giulio Cesare shakespeariano

e, su tutti,

Ieri, ieri quando ieri sono andato in Senato  – sono andato alla Camera e al Senato a spiegare le nostre decisioni di domenica – un senatore ha usato, rivolgendosi direttamente a me, nell’aula, un’espressione che mi ha particolarmente colpito: ‘A lei abbiamo chiesto di salire su un treno in corsa che stava per deragliare’: metafora strutturale che attinge all’esperienza concreta per colpire senza richiedere grande sforzo di comprensione.

Da notare (vale in generale per tutta la durata dello scambio): poche false partenze, qualche ripetizione all’attacco del discorso (ieri, ieri), le mani accompagnano il discorso puntellandolo e contrapponendosi all’esigua varietà di espressioni facciali e di curve di intonazione differenti.

Il mio governo deve fare un equilibrismo…

Equità verso le generazioni future

Sempre dall’intervento a Porta a porta, al minuto 9.40, è tratto il tricolon:

il mondo ci chiede / i mercati ci chiedono / ma anche il buon senso ci chiede

rafforzato dal medesimo verbo, chiedere, a chiudere la struttura

il parlamento è sovrano / il tempo è poco / il margine di flessibilità è pochissimo

in cui spicca una forma di attenuazione al terzo membro.

A Vespa che mangia la foglia e che rilancia con “Spazio zero agli emendamenti?  (sull’IMU)” Monti risponde con un’altra struttura a tre membri (a sua volta contenente un’altra struttura dello stesso genere)

Non mi faccia dire questo / lascio alla sua libera interpretazione / ma anche la prima casa che è una cosa importante per la vita sociale, economica, psicologica dei cittadini, beh  ma la casa è anche una cosa che consuma risorse pubbliche perché ci vogliono delle infrastrutture intorno alle case, le città costano, in tutti i paesi la casa, anche la prima casa, contribuisce al mantenimento dei servizi pubblici

Perla di incastonamenti, la risposta alla domanda del conduttore è triplice e nella sua terza parte contiene altre due strutture a tre membri.

Per chiudere questa prima riflessione sula lingua e i linguaggi della comunicazione dei politici (anche se tecnico il presidente Monti esercita la propria azione nel governo della polis e per questa ragione è da ritenersi un politico), mi servirò di un passaggio breve ma significativo tratto da una intervista rilasciata a un giornalista di Sky Tg 24 una decina di giorni fa (5.9.12)

Anche se i numeri non lasciano ancora trasparire ciò, la ripresa è dentro di noi

Questo passaggio è emblematico di una nuova, ulteriore fase della comunicazione montiana

Abbandonati i tecnicismi o comunque ridottili considerevolmente, l’uomo Monti si fa strada nel tecnico Monti e determina anche una gamma di espressioni facciali prima assente

La cosa che come è ovvio colpisce di più è il contenuto, agli antipodi rispetto al rigore asettico dimostrato all’epoca di Porta a porta

Dai numeri come indice dello stato di rischio ai numeri che non lasciano intravedere una ripresa che invece c’è, che è dentro di noi…

Che sia l’ultima virata, verso una umanizzazione mediatica che sa di avvicinamento ai cittadini in vista di una futura ricerca di riscontro (elettorale)?

 

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