“Essere e benessere” del 5 ottobre 2012

Ci sono opinioni diverse su come ci si riesca ad appropriare dei contenuti che si leggono.

L’esperimento di scrittura a lettere invertite, che ho segnalato sulla pagina FB di Essere e Benessere e che vi ripropongo qui, dimostra però chiaramente che per poter comprendere un testo scritto l’ordine perfetto delle lettere all’interno delle parole non è indispensabile.

secnodo un pfrosseore dlel’ Unviesrità di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l’uinca csoa imnorptate è che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato può serbmare mloto cnofuso e noonstatne ttuto si può legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi letetra una ad una, ma la paolra nel suo isineme. cuorsio, no?

Una puntualizzazione: queste considerazioni valgono per lingue che si servono di scritture alfabetiche, cosa non scontata vista l’esistenza di lingue che si servono di sillabari (es. le lingue del continente indiano, l’ebreo, l’arabo) o di logogrammi o ideogrammi (es. cinese, giapponese).

In lingue come l’italiano, lingue che definiamo a morfologia tendenzialmente concatenativa perché si servono della parte a sinistra per trasmettere l’informazione lessicale (can– in cane, ad esempio, dal quale desumiamo che si sta parlando di un animale, quadrupede, amico dell’uomo) e della parte il più possibile a destra per trasmettere informazione grammaticale (-e in cane mi dice che si tratta di una parola maschile singolare), ciò che risulta essere importante è la gusta collocazione della prima e dell’ultima lettera.

Slauti!

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