“Cose dell’altro geo” del 24 settembre 2012

Buongiorno, buonasera, buonanotte e arrivederci! Salve, ave, vale, ad majora o, più semplicemente, ciao.

Per questa prima puntata mi limiterò ad una pillola, proprio su ciao.

Da sciao, ottenuto per deformazione, in area veneziana, di una parola di origine latina (medievale) sclavus, pronunciato probabilmente già da molto tempo sclavo, significante ‘schiavo ma anche slavo’.

Il termine indicava infatti, in principio, i prigionieri di guerra – schiavi – di origine slava.

Dalla stessa parola hanno avuto avvio due diversi filoni: il primo ha portato ad una generalizzazione di schiavo priva di ogni riferimento alla slavità dei prigionieri.

Il secondo, svuotato completamente il termine della semantica originaria, ha portato ad una cristallizzazione del termine in funzione di formula di saluto: il passaggio è verosimilmente avvenuto passando per un significato ‘schiavo tuo’ parallelo a ‘servo tuo’ e altre forme analoghe.

Questo anello di congiunzione spiega bene anche il fatto che in origine il termine costituisse una forma ossequiosa di saluto, a differenza dell’informalità che si è andata ad affermare nel corso della storia linguistica italiana.

Questa informalità, ai limiti dei registri accettabili nella conversazione educata tra estranei, non caratterizza invece l’impiego del termine in altre lingue.

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