“Il riposo del guerriero” del 16 dicembre 2012

Un modo di dire dell’italiano dell’uso contemporaneo recita: Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.

Essendo il gioco il tema di questa brevissima riflessione, giocherò, tanto per cambiare, con le parole, e inizierò col dire che non c’è gioco al di fuori delle parole. Provocazione solo in apparenza, questa affermazione risulta pienamente coerente con l’etimo della parola gioco, termine che la nostra lingua ha continuato a partire da una forma latina iocus dal significato proprio di ‘giocare con le parole’ e anche ‘prendere in giro, scherzare’.

Per riferirsi al gioco di azione il latino, già di epoca classica, era solito ricorrere a ludus, sostantivo soppiantato proprio da gioco e continuato solo nella forma di variante suppletiva dello stesso.

Né si tratta di un fatto del solo italiano, giacché la stessa trafila, per entrambi i termini, si ripete in tutto il dominio delle lingue romanze.

Per quanto riguarda la componente riferita alla natura verbale del gioco, originariamente compresa nella semantica del termine, è verosimile pensare che si possa essere dissolta proprio a partire dal momento in cui iocus ha fagocitato ludus.

Il gioco di parola risulta perciò essere un’esperienza fondante per l’individuo oltre che, come si è già avuto modo di dire, uno strumento utilissimo di sviluppo e consolidamento della competenza linguistica di qualsiasi lingua.

Non resta che sperare che il (bel) gioco non duri poco.

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