“Il riposo del guerriero” del 16 dicembre 2012

non andato in onda per ragioni di tempo: ridurlo ai pochissimi minuti avanzati a margine della puntata sui musical avrebbe deprivato il discorso di ogni filo logico…

È finalmente giunto il momento di confrontarsi con il personaggio – uso questo termine richiamando la moltitudini di accezioni che il termine ha accumulato nel corso della sua storia – il personaggio che in un certo senso ha dato il via, vent’anni fa, a quel processo di riscrittura della comunicazione politica che ha consentito ai parolai, a ogni genere di parolai, di non rimanere senza materiali di lavoro per quasi due decenni.

Mi riferisco a Silvio Berlusconi, del quale ho finora atteso invano il discorso di apertura della competizione elettorale al fine di confrontarlo con quello del ’94 e con i successivi.

Di Berlusconi comunicatore si è detto così tanto – e spesso così bene, nel senso della qualità delle analisi proposte –, che pensare di poter aggiungere qualcosa di nuovo e in così breve tempo sarebbe supponente e irrealizzabile.

Cosa farò, allora.

Dopo aver lungamente rovistato nel magazzino dei discorsi berlusconiani, ho deciso di proporre pochissimi spezzoni di testi che hanno fatto molto discutere, per lo più recenti e di genere diverso, concentrandomi poi sugli ultimissimi giorni. A fare da filo conduttore i toni: divertiti, controllati, irati, carichi di sdegno, fintamente disinvolti, suadenti, melliflui, da arringa folla.

In questo caso più che mai avverto la necessità di ribadire che ogni considerazione che farò sarà alimentata da indizi di natura testuale, ovvero linguistici e, più in generale, comunicativi.

Se poi le considerazioni sugli abiti comunicativi berlusconiani dovessero coincidere con considerazioni di natura politica, ciò significherà che la lingua dell’ex presidente del Governo ricalca perfettamente e sa adattarsi alla sua visione politica.

Inizierò con

1) Berlusconi contestato a Cinisello Balsamo (in particolare da quando inizia a parlare a quando dice “tra noi e loro!”)

giugno 2009

Il leit-motiv del suo intervento è costituito dall’atteggiamento sprezzante con cui irride la contestazione ricevuta, tentando di volgerla in un punto di forza: lo fa servendosi di mezzi oratori per lui consolidati, puntando al coinvolgendo della propria platea, che arringa. Un passaggio tra tutti: “Abbiamo anche la contestazione, evviva!”, pronunciato con esagerata allegria e risata finale prolungata ad arte così da raccogliere gli attesi applausi).

Nel prosieguo del discorso giunge, a tratti, ad urlare, rivolgendosi agli avversari assenti più che ai suoi sostenitori (advocati con siete… siete… non siete…); il ruolo nel discorso del pubblico a lui favorevole si comprende però nel quadro più generale del discorso, di tipo schiettamente ideologico, quello segnalato da logiche oppositive tra noi e loro e di norma costellato dal ricorso a stereotipi che servono a rafforzare l’ideologia stessa.

E i pronomi noi e loro appaiono infatti puntualmente accompagnati da elenchi di caratteristiche tutte orientate nel senso che per noi va in direzione di quelli della libertà e per loro nella formula, cavallo di battaglia, che non mancherà di pronunciare alla fine della prima parte di questo concitato discorso. Mi riferisco al comunismo:

Il discorso culmina infatti, organizzato secondo la logica retorica della climax – l’aumento progressivo della tensione che, arrivata al culmine, deve sciogliersi – nell’acmè “siete ancora, ad oggi e come sempre… dei poveri comunisti”.

Comunisti che, nel maggio di quest’anno, rischiano di diventare oggetto di un incidente diplomatico con la Cina (anche a causa del fatto che i giornalisti di mezzo mondo ci sguazzano, è il caso di dire, quando capitano uscite del genere) a seguito di un’ennesima ripresa del tema motivato con il pretesto di risultare filologicamente attendibile.

“Insistono ancora nel dire che io ho affermato che i Comunisti mangiavano o mangiano i bambini, continuano a ripeterlo: allora, leggetevi il libro nero del Comunismo. Troverete che sotto la Cina di Mao non li mangiavano ma li facevano bollire per concimare i campi. È una cosa orrenda ma purtroppo è vera”

passaggio interessante per tante ragioni, ma soprattutto per la costruzione del discorso, suggellato dalla dichiarazione di verità autocertificata che i fedeli del Presidente sono pronti a sottoscrivere con applausi ed esternazioni varie.

Berlusconi e i bambini bolliti in Cina

maggio 2012

Il discorso, sempre accompagnato da toni sicuri, mai da gesti se non quando si riferisce la prima volta a loro, è diretto ancora una volta al suo elettorato, che in queste affermazioni ritrova il proprio leader. Quello dei comunisti è una marca identitaria per il presidente del Partito delle libertà; una marca cui rinuncia solo in circostanze che sarebbero da analizzare più approfonditamente per capire cosa a questo motivo in quei casi viene preferito.

Seguendo come filo conduttore quello dei toni, passiamo a un pezzo celebre, quello ricordato per il postribolo televisivo e, aggiungo io, per le cosiddette signore; l’uso di cosiddetto in tutte le sue forme anche se meno evidente di altre è una costante dei discorsi berlusconiani, ancora una volta funzionale ad un discorso di contrapposizione tra due schieramenti ideologici (in questo caso la contrapposizione è tra la sua ingiustamente criticata Minetti e le loro cosiddette signore, le signore del pubblico del vituperato Lerner.

La contrapposizione ritorna anche in Io so cosa sto dicendo, lei, riferito a Lerner, no.

2) Berlusconi e il postribolo televisivo di Lerner (e le cosiddette signore)

gennaio 2011

Trattandosi di una telefonata, i soli tratti extralinguistici di cui disponiamo sono quelli relativi alle qualità della voce, ai toni con cui sono pronunciate le parole, alle pause o alla loro mancanza, all’allungamento e così via

Il tono è quello classico dei discorsi dell’ira o dello sdegno: sdegno che si realizza linguisticamente nell’allungamento della sillaba tonica delle parole in cui massimamente si concentra il carico informativo del discorso.

La figura che domina è sempre quella del tricolon, della ripetizione dello stesso concetto al fine di renderlo inattaccabile nella sua perfezione (questo è lo scopo principale del discorso tripartito).

Completamente diverso per i toni e per la sicurezza, anzi, disinvoltura, che vuole lasciare trapelare è il pezzo estrapolato da una delle partecipazioni a Porta a porta, quella della famigerata telefonata per Rubi fatta “da me, che sono la persona più gentile del mondo”.

3) Berlusconi da Vespa (telefonata per Rubi e un minuto dopo “l’avrei fatto anche per Rosy Bindi”)

maggio 2011

Qui sentiamo il Berlusconi che controlla perfettamente il discorso, attento all’effetto che deve ottenere. Il tono scelto in questo caso è l’ironia, frammista a vere e proprie trovate comiche o ritenute comiche, quali “chiederò la scarcerazione di Mubarak assumendo che è lo zio di Ruby”.

Il discorso è calcolato per persuadere della propria estraneità richiamandosi alle proprie consolidate virtù ma non rinunciando a divertire.

Anche se in modi più sotterranei, anche qui, dove ci si aspetterebbe un discorso rivolto a tutti, non trattandosi di un convegno di pidiellini, non manca la contrapposizione ideologica, culminante nella battuta “l’avrei fatto anche per Rosy Bindi”. Non smentisce questa ipotesi il favore del pubblico, che appare sorridente quando inquadrato alle battute dell’ex Presidente del Consiglio. Il pubblico dei suoi.

Toni diametralmente opposti sono quelli che segnano il discorso del ritiro, quello in cui si salutano con favore elezioni primarie destinate a incoronare il delfino dell’ormai ex premier: “Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni”.

4) Annuncio del ritiro (conferenza stampa)

28 ottobre 2012

Come nel ’94 si spiega, in incipit di discorso, che è l’amore a muovere le azioni di Silvio Berlusconi.

Subito dopo, ancora per riannodarsi con quel passato che ne ha segnato la storia, Berlusconi recupera l’espressione che da allora è diventata per antonomasia il riferimento alla candidatura: scendere in campo, che qui diventa entrare in campo. Il richiamo al calcio e alla sua terminologia, ossatura di molta parte della comunicazione politica degli ultimi venti anni, continua con i più giovani che debbono giocare e fare gol e il veterano che di sé dice Ho ancora buoni muscoli e un po’ di testa.

Manca completamente il termine comunista o una sua forma, cui è preferito coalizione di sinistra, i cui esponenti sono professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento.

5) Infine prenderò in considerazione alcuni stralci dei discorsi degli ultimi giorni: ce ne sono infatti almeno 4 o 5 che è necessario analizzare per arrivare a tirare delle conclusioni sul ruolo strategico, ora più che mai, che la comunicazione ha in questo travagliato momento.

Mi limito a segnalare i pezzi, corredandoli di appunti minimi

Berlusconi a Milanello (torno per vincere)

9 dicembre 2012

Berlusconi all’uscita della pizzeria (il governo dei cosiddetti tecnici è finito)

11 dicembre 2012

Berlusconi e l’imbroglio dello spread

11 dicembre 2012

Berlusconi alla presentazione del libro di Vespa

12 dicembre 2012

toni didascalici, stile piano, poi inizia a infastidirsi e a bacchettare; espressione viso e gesti.

Alla domanda “Si candida?” non risponde. Tra l’inizio e la fine della risposta non fa che continuare a parlare di spread; come in altre occasioni usa ensemblement invece di ensemble. Infiammato, perde le staffe; ironizza, tratta con supponenza l’interlocutore; ha il viso tiratissimo, sembra una maschera sfigurata.

Che conclusione, qui come mai altrove provvisoria, abbozzare, a margine di questa carrellata solo vagamente esemplificativa di tutto quanto detto nel giro di pochi giorni dal leader (ex?) del Pdl?

Azzardo. Le esternazioni degli ultimi giorni, prese di posizione presto smentite e poi, spesso, rilanciate a distanza di pochi giorni, tanto discusse per mancanza di coerenza, potrebbero essere  state studiate a tavolino per testare la risposta della piazza e per valutare i pro e i contro (da leggersi: le percentuali ottenute dai continui, reiterati sondaggi) alle diverse ipotesi caldeggiate.

Certo è che pancia e testa si alternano in modi che difficilmente il doppio petto dell’ex-presidente riesce a contenere: per dirla con il titolo di questo post: B., B. e ancora B. Stasera si recita a soggetto?

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