“Il riposo del guerriero” del 5 maggio 2013

Parlare di deonomastica ha per me un forte valore affettivo e simbolico, trattandosi dell’argomento con cui, nel febbraio 2008, ho inaugurato quello che sarebbe diventato il mio sodalizio con il Guerriero.

Oggi mi limiterò a citare pochissimi esempi corredandoli, dove necessario, di qualche chiarimento esplicativo.

Forme deonomastiche o deonimici formati su personaggi realmente esistiti o mitologici del mondo classico sono

• da Achille: tallone d’Achille per alludere al punto debole di qualcuno

• da Arianna: filo di Arianna, per alludere alla soluzione, alla via d’uscita da un labirinto, una situazione disperata

• da Bacco: essere devoto o seguace di Bacco, in riferimento ai bevitori di vino

• da Cassandra: essere una Cassandra, nel senso di profetizzare sventure

• da Cicerone: essere un Cicerone, per riferirsi a qualcuno eloquente alla stregua di Cicerone, indicata con iniziale maiuscola; ma anche fare il cicerone, locuzione molto più tarda impiegata per riferirsi alla ‘guida che accompagna i viaggiatori illustrando loro le caratteristiche di monumenti o opere d’arte’. Slittamento, questo, che è stato reso possibile da un filo rosso che collega l’attività forense a quella di guida turistica ante litteram: il riferimento all’eloquenza spiccata, che sembra essere stata caratteristica, agli inizi del Settecento, di molti tra coloro che si sostentavano facendo, per l’appunto, i ciceroni.

Anche i Promessi sposi hanno fatto da matrice per numerose creazioni deonomastiche.

Carneade! Chi era costui?: per alludere a personaggi sconosciuti o poco noti, dalla celebre frase bofonchiata da Don Abbondio.

• Don Abbondio che a sua volta è servito da base per donabbondismo, effetto-don Abbondio e sindrome di don Abbondio, quella di cui soffrirebbero, ha scritto un linguista, ‘tutti coloro che si mettono a ruminare sopra un termine deonimico’, (come chi scrive).

Adelante Pedro!: impiegata come esortazione a muoversi o a proseguire un’attività interrotta

Fare come i capponi di Renzo: per chi riesce a risultare litigioso anche in condizioni di estremo disagio.

Chiuderò però questa sequenza diispirazione letteraria attingendo alla musica dei nostri giorni e cogliendo questa occasione per rendere omaggio a Franco Califano, che, qualche anno fa, quando l’ho conosciuto proprio per rispondere ad alcuni suoi quesiti di natura linguistica, mi ha raccontato di avere un ultimo desiderio: riuscire a fare entrare una parola da lui coniata nel dizionario, così da immortalarsi (anche) nella lingua.

La sua parola era platonia (la canzone era del 1994), formata partendo dalla stessa sostanza di Platone alla base di platonico, ma stavolta per arrivare a denominare una forma particolare del rapporto amoroso

Non è un sì, non è un no.

Sembra un gioco di magia… Platonia.

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