“Il riposo del guerriero” del 19 maggio 2013

Creatività: ‘che ha la capacità di porre in essere le cose; che dà impulso, forza all’attività, alla vita, al pensiero; atto a creare l’opera d’arte, che si riferisce alla realizzazione artistica, che è proprio della creazione, dell’invenzione estetica’ GDLI, s.v.

Creatività. Se associato a lingua questo termine diventa espressioni di innumerevoli piste interpretative. Tutte fondate, tutte suggestive. Su tutte ne seguirò una. Quella per cui creatività coincide con lingua.

Ogni lingua è infatti uno strumento per mezzo del quale il mondo viene ricreato, e questa ricreazione segue vie in parte comuni a tutte le lingue e in parte peculiari di ciascuna o di ciascun gruppo.

Perché è possibile affermare ciò? Perché il rapporto tra la realtà e la lingua è un rapporto mediato; mediato dal pensiero, dalla mente, da una rielaborazione che ha anche una sede fisica, anzi una sede ramificata a mo’ di rete, nel nostro cervello.

Quello che intendo dire è che grazie al nostro corpo, al modo in cui è fatto, riceviamo delle informazioni del mondo esterno che hanno la forma di suoni, di immagini, di esperienze tattili, olfattive e gustative. Insomma esperienze sensoriali che in partenza sono uguali per tutti perché tutti siamo fatti allo stesso modo, ma che nel momento in cui diventano lingua assumono forme diverse perché queste sensazioni vengono per l’appunto rielaborate dalla mente. Che non conduce tutti agli stessi risultati. Perché? Perché fattori quali l’habitat, il contesto sociale in cui viviamo e cresciamo, ragioni via via sempre più connesse con il fitto legame che c’è tra natura e cultura, determinano risposte diverse da parte della nostra mente che, calate nella lingua, diventano parole e categorie solo in parte sovrapponibili.

Volendo servirsi di un parallelismo con ciò che avviene in cucina, noi siamo cuochi che hanno a disposizione gli stessi ingredienti e ricette uguali sulla carta. Pur partendo dagli stessi ingredienti e utilizzando preparazioni simili, arriviamo però a prodotti cucinati diversi.

In questo senso perciò la lingua è essa stessa creatività, perché costituisce una riscrittura del mondo ad opera della mente in sinergia con l’ambiente sia naturale che sociale e con il proprio vissuto.

Di qui l’inevitabile asimmetria tra quello che le lingue esprimono. Tutte possono, infatti, ma non devono esprimere in parole o caratteristiche meno evidenti ogni aspetto della realtà circostante. L’operazione di creazione si realizza però solo quando il parlante, nel senso più ampio e generico, ritiene che ci sia necessità di dotarsi di un elemento linguistico autonomo per significare un elemento del reale.

Discendono a mo’ di corollario da questa condizione i problemi che a ogni livello si incontrano durante i processi di traduzione e, a un livello ancora più profondo, la più spiccata attitudine dei parlanti le cui lingue si sono dotate di certi elemnti di riconoscerli quando si offrono ai loro sensi.

Basta pensare al caso della neve o dei colori, o dell’orientamento spaziale, o di tutte le altre categorie indagate dall’etnolinguistica, disciplina nata al confine tra la linguistica e l’etnologia, e più recentemente dalle neuroscienze cognitive.

Buona ricerca…

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