“GeoEGeo” del 17 settembre 2015

Il quiz odierno di Geo aveva a che fare con la lira, moneta corrente italiana fino all’avvento dell’euro.

La lira deve il suo nome alla libbra, nello specifico d’argento, cui in principio equivaleva. Foneticamente, ovvero dal punto di vista dell’espressione, il passaggio dall’una all’altra forma si spiega con un indebolimento del suono occlusivo, –b-, evolutosi dapprima in suono fricativo (labiodentale o bilabiale), grosso modo –v-, e successivamente caduto (per sincope) come molte volte accade di constatare nel passaggio tra latino e lingue romanze o nel confronto tra varietà diverse del latino.

Guardando alla sua sola espressione, è facile rendersi conto di quanto lira costituisca un caso interessante di omofonia: uno dei tanti esempi offerti dalla lingua di parole che, portatrici di storie e provenienze diverse, suonano nello stesso modo pur rimandando a tanti significati differenti. Nel nostro caso si hanno una lira-moneta, una lira-strumento ma, soprattutto, adottando la prospettiva del disvelatore di parole, di coui o di colei si proponga di restituire trasparenza a ciò che oggi appare opaco, una lira-solco. Proprio da questo ultimo significato, una volta perso il riferimento al solco e all’ambiente agreste, deriva infatti delirare, ovvero ciò che accade quando si esce fuori dal solco, dalle attese. Verbo il cui significato risulterebbe incomprensibile guardando alle “lire” di oggi.

Questo esempio, che ci rimanda dritto a quel latino che per il noto studioso J. Marouzeau rifletteva la vita e le esigenze di parlanti contadini (Le latin. Langue de paysans, lingua contadina, è il titolo del più noto volume di Marouzeau, della metà degli anni Venti del Novecento), è straordinariamente interessante perché è un frammento di un latino che non era ancora in grado di parlare di cose astratte, un latino aggrappato alla terra del quale vocaboli tutt’oggi parte del nostro lessico di base quando non fondamentale serbano più che traccia.

L’esempio più noto è forse pecunia, dalle pecore, merce per eccellenza in un sistema fondato sul baratto nel corso del tempo sopravanzato dal “soldo” ovvero la moneta così definita perché solida, dura, di metallo.

Facile è poi immaginare come in un mondo dominato dal baratto vi fosse la necessità di figure professionali destinate alla mediazione, a stare tra il prezzo proposto dal venditore e quello offerto dall’acquirente, ovverosia di interpreti, termine derivato proprio dal sostantivo per ‘prezzo’.

Se a stare in mezzo era invece un corso d’acqua, un rivo, nella prospettiva del contadino che si vedeva sottrarre acqua dal dirimpettaio collocato sulla sponda opposta, quel dirimpettaio non poteva che proporsi come “rivale”.

E la lista potrebbe continuare e allungarsi, a dismisura, ricordandoci, a ogni nuovo esempio, come, dopo duemila e cinquecento anni, ciascun termine, pur ospitando un nucleo di significato che nella sua essenza profonda riflette la società e gli uomini che lo hanno così forgiato per le proprie esigenze, abbia saputo accogliere e metabolizzare ogni genere di cambiamento nel frattempo occorso ai discendenti di costoro. Diversamente, vi sarebbe stato o assai minor cambiamento nella vita dei nostri simili, o la ricerca di un sistema di comunicazione alternativo.

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