“Il riposo del guerriero” del 9 ottobre 2011

Il post di oggi è un vero pezzetto di diario.

Ho passato un paio di ore a spiluccare il dizionario. Mi sono fatta dare dalla disponibilissima redazione dello Zingarelli il codice per scaricare la app e ho iniziato a fare la logonauta appuntando le considerazioni che mi saltavano alla mente su pezzi di carta volanti.

Questo post è frutto della copiatura, in ordine sparso, di quelle considerazioni.

La prima è relativa al fatto che non è possibile dalla app (ma neppure dal cartaceo) ricavare i neologismi – infatti ho riscritto alla redazione e mi sono fatta inviare una selezione di neologismi, un centinaio scarso, che a più riprese mi hanno provocato qualche perplessità.

Alcune forme – cito le prime che ho incontrato: acrasia, ambigramma, eternizzare – sono attestate se va bene da alcuni decenni (nel caso di eternizzare parliamo della fine del ‘500); tra i neologismi de facto si assiste a scelte curiose se non bizzarre (i-pad ma non i-phone, wiki ma non wikipedia, sebbene siano diventati prototipici nel loro genere); tra i neologismi sono stati introdotti anche dei marchionimi, ovvero nomi commerciali, dal marchio registrato, ma non si capisce il perché di alcune scelte. E così sono andata a spulciare anche i non neologismi.
Ed ecco che, e mi stanno benissimo, troviamo Playstation (che rientra anche in questa categoria) o Tampax o Scottex, ma non Ferrarelle quando invece compare Frappuccino.
Insomma, se il criterio deve essere – e lo condivido, ripeto – che si possono inserire nomi propri quando nell’immaginario collettivo diventano nomi comuni (perché chiami scottex un qualunque rotolo di carta da cucina, o tampax qualunque assorbente interno, indipendentemente dal fatto che sia della Tampax o della OB o della marca che ti pare), allora perché non usare lo stesso criterio per cose altrettanto “prototipiche” o comunque antonomastiche?

Ancora tra i neologismi: giovanilese, che si trova attestato nello scritto da 10 anni, biorario, attestato almeno dal 1990. C’è ristobar ma non ristopub o ristopizza.
Ma allora, che significato ha nello Zingarelli il neologismo?
Il criterio dominante è che neologismo è semplicemente qualcosa che prima non c’era nel loro dizionario e ora c’è? Perché, diversamente, non si spiegherebbe il ritardo nella registrazione di molte voco o accezioni di voci.

Scendo ad un livello meno superficiale.
Mi si dice che velina è attestato dal 1983 nel significato di ‘donna vistosa e in abiti succinti’ (è scritto nella definizione), ma al 1983 si rimanda anche per velinaro e velinare: ora, non serve un linguista per dire che non è possibile che i derivati si siano diffusi contemporaneamente alla parola base, che, tra l’altro, costituiva una neosemia (visto che velina è termine ottocentesco assai in uso nel linguaggio giornalistico e burocratico)
Mi si può rispondere che il criterio scelto dai loro lessicografi è di usare come data di attestazione quella del primitivo, ma questo sfalsa la rete dei rapporti nell’ambito di una famiglia lessicale.
Chiudo con celodurismo: lo si trova in un articolo di Repubblica del 1993, al quale fanno riferimento anche altri dizionari. Un neologismo che rischia di saper di vecchio.

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