“Il riposo del guerriero” del 4 dicembre 2011

(LE ROMAN / IL ROMANZO) NOIR

Il genere nasce negli anni Venti negli Stati Uniti, benché ci siano stati dei precursori nell’Ottocento, per ambizione di alcuni scrittori desiderosi di spingersi oltre il poliziesco prevedendo di provocare una riflessione nel lettore sulla realtà sociale contemporanea.

La parola, più esattamente la neosemia, appare però vent’anni dopo, in Francia, pensata da Prévert per identificare, per conto di Gallimard, una collana destinata ad ospitare la traduzione di tre romanzi di autori inglesi: nasce così la Série noire (1945) destinata a enorme fortuna e a diventare capostipite di quello che da allora in poi si sarebbe profilato come nuovo genere.

In italiano il prestito noir, mantenuto perché probabilmente sentito come più d’effetto dell’ipotetico calco (genere) nero, impiegato invece nel composto sintagmatico cronaca nera, inizia a diffondersi dai primi anni Ottanta; i dizionari riferiscono che la prima occorrenza è del 1981, in un articolo del periodoco Panorama.

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UOMO NERO O UOMO NEGRO?

L’italiano usa nero per quasi tutto ciò che è caratterizzato da questo colore, compresa la pelle di chi appartiene al ceppo négride; ma non per chi appartiene a quel ceppo, per il quale ricorre(va) al termine negro. Probabile prestito dallo spagnolo (XVI sec.), il termine appare perfettamente italiano anche perché perfettamente equivalente a nero, del quale è un doppione, e a cui si ricorre anche quando, per essere politicamente corretti, si vuole evitare di appellare qualcuno come negro. Questo imbarazzo non ha però a che fare con la lingua, o almeno con la lingua in sé, visto che, come si è detto, si tratta della stessa parola; più correttamente delle continuazioni della stessa parola, il latino niger ‘nero brillante’.

In latino infatti esistevano due diverse parole per il nero, a seconda che fosse lucido o opaco: ater e niger (‘nero brillante’); parallelamente per il bianco c’erano albus (da cui l’italiano albume e album, quello, ad esempio, delle figurine, che però arriva dal mondo delle istituzioni, dall’albo, ad esempio pretorio) e candidus (brillante).

L’assenza, in italiano, di una seconda parola per una caratteristica diversa della stessa tonalità implica allora che la differenza brillante/non brillante ha perso nel corso del tempo la propria salienza.

Però le parole scartate rientrano dalla finestra… ecco perciò atro, candido e le già citate continuazioni di albus.

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IL NERO NELL’EMERGENZA (DEL LESSICO DEI) COLORI

I colori, che alla base hanno una medesima capacità ricettiva della retina (dal punto di vista anatomico: gli occhi di tutti di gli uomini si servono dei medesimi coni e dei medesimi bastoncelli), non sono codificati allo stesso modo nelle stesse lingue: come è possibile che lo spettro non “risulti” essere lo stesso per parlanti lingue diverse? ma, pur nella differenza, ci sono colori che tutte le lingue “etichettano” con un nome? e perché quelli e non altri?

Una spiegazione piuttosto accreditata nella comunità scientifica vuole che perfino i colori siano percepiti attraverso la lente della propria lingua madre. Diversamente detto, le lingue suddividono in modo diverso lo spettro della luce visibile. In inglese e in italiano, per esempio, il verde e il blu sono due colori distinti, ma in molte lingue sono considerati due sfumature dello stesso colore (è il caso, ad esempio, del berinmo, una lingua della Nuova Guinea).

Sembra persino che il nostro cervello tenda ad accentuare la differenza tra certe sfumature di colore se nella nostra lingua quelle sfumature hanno un nome diverso

Al di là di differenze interpretative, sussiste perciò un certo accordo nel ritenere valida una sequenza evolutiva dello sviluppo dei lessici di colore base: secondo tale sequenza il nero e il bianco precedono il rosso, che a sua volta precede il verde ed il giallo; verde e giallo precedono il blu e quest’ultimo precede il marrone; infine il marrone precede il viola, il rosa, l’arancio ed il grigio.

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LA PALLA NERA DEL BILIARDO

Del gioco si praticano numerose varianti (per numero di palle, per impiego di birilli al posto delle palle, etc.): costante appare il ricorso al bianco o nero per marcare fattori decisivi per l’esito dell’incontro (ad es. se si manda la palla nera in buca prima di aver imbucato tutte le proprie palle si consegna la vittoria all’avversario; la bianca serve a “spaccare” tutte le altre palle prima di iniziare una partita).

I colori polari bianco-nero sono perciò ben distinti da tutti gli altri e ben distinti tra di loro; sono inoltre associati a delle funzioni procedurali connesse al gioco ma al tempo stesso al di fuori di esso.

Curiosità paretimologica: ci sono stati vari tentativi di attribuirsi l’origine del biliardo: tra questi uno in particolare appare interessante dal punto di vista linguistico, quello per cui il gioco sarebbe stato ideato, in Inghilterra, nel 1550 , da un certo William Kew che a sera, per distrarsi, sarebbe stato solito spingere con la yard (‘asta di legno lunga uno yard’ ovvero di lunghezza pari ad una unità di misura) tre bilie su uno scrittoio ricoperto di stoffa verde. Le tre biglie sarebbero state rappresentate anche nell’insegna della sulla sua bottega. La parola biliardo sarebbe perciò la stecca di Bill, diminutivo di William.

L’etimologia più accreditata vuole che biliardo derivi dal fr. billard connesso a bille ‘bastone’ ma influenzato nella forma dal provenzale (moderno) bilhard, dello stesso significato. Dal bastone (per spingere le palle) il termine sarebbe poi passato ad indicare il tavolo su cui le palle scorrevano.

Per quanto riguarda il fr. bille (e l’it. bilia), la storia del termine si presenta intricata e caratterizzata da numerosi apporti linguistici e culturali, tanto da far ipotizzare al GDLI due distinte bille continuate da due bilia, la prima dal significato di ‘asta, bastone’, la seconda ‘palla, buca del biliardo’.

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BANDIERA NERA

Bandiera: da banda ‘insegna militare’ (diffusasi nel Medioevo per distinguere due corpi di soldati l’uno dall’altro); l’etimo potrebbe ricollegarsi al latino bandum ‘vessillo, segno di riconoscimento’ attestato in alcuno glosse.

Bande nere: compagnia di armati al servizio di Giovanni de’ Medici (XV-XVI sec.), che era solito portare al braccio una striscia nera in segno di lutto per la morte di papa Leone; alla sua morte i soldati la portarono in lutto suo.

La bandiera nera (o Jolly Roger: da Old Roger ‘il diavolo’?; da jolie rouge ‘bandiera rossa’?) è usata dai pirati come simbolo identitario generale e particolare; per differenziarsi tra di loro possono infatti apporre al drappo nero vessilli diversi.

Pur indicando pericolo di morte (il nero perciò rimanda al lutto, rispetto al quale il teschio è persino ridondante), non è temuta quanto quella rossa, come il sangue di chi sarà trucidano se proverà a contrastare i pirati che la espongono.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento passa ad identificare i movimenti anarchici; in Giappone gli anarchici scelgono il nero anche per il proprio giornale (intitolato proprio “Bandiera nera”).

Attualità: Legambiente (Goletta verde) usa la bandiera nera per segnalare mari o spiagge di pessima qualità

Quella bianca simboleggia invece la richiesta di tregua o la resa.

In araldica il nero (compatto o ottenuto inframmezzando microscopici quadratini bianchi a incroci di strisce nere fittissime) indica virtù, fermezza, tolleranza, saggezza.

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GIORNI NERI

Giovedì nero: primo giorno del crac del 1929 (24 ottobre); con giorno nero si è perciò soliti indicare un giorno che si è rivelato tragico per gli eventi che lo hanno contraddistinto.

Black friday, ossia ‘venerdì nero’: negli USA il primo venerdì successivo al Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, così definito per via del traffico impazzito provocato dalla marea (è il caso di dire) delle persone che, come da tradizione, danno avvio allo shopping natalizio.

Curiosità: già in latino si parla di atri dies ‘giorni neri’: una delle ipotesi di spiegazione proposta vuole che siano neri, scuri, I giorni di luna calante. Di qui l’associazione con i giorni successivi alle Idi; per contro, quelli vicine alle Calendae sono definiti bianchi, luminosi. Si tratta però di una interpretazione controversa.

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MACCHIA NERA /PHANTOME NOIR / THE PHANTOM BLOT

Peggior nemico di Topolino, appare nelle strisce di Walt Disney nel 1939

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MAGLIA NERA

In origine simbolo dell’ultimo classificato nel Giro d’Italia nel quinquennio 1946-51; poiché garantiva un premio in denaro risultava molto ambita. La maglia nera è stata ispirata dalla figura di Giuseppe Ticozzelli, calciatore, tra le altre squadre, del Casale (maglia nera con stella bianca) che, nel 1926 decise autonomamente di partecipare al Giro d’Italia.

Divenuto popolare per la stravaganza, era solito diversificare il tragitto di gara con soste per pranzare in qualche trattoria lungo il tragitto. Negli anni in cui fu assegnata, la maglia nera alimentò una vera e propria gara per la sua conquista: celeberrime le lotte al ritardo fra Sante Carollo e Luigi Malabrocca che, per perdere tempo, arrivavano a nascondersi nei bar e persino a forare le proprie ruote.

Fu abolita dal 1952 perché ritenuto poco dignitosa per la pratica sportiva.

Dal ciclismo il termine è passato ad indicare l’ultimo classificato in generale; nella cronaca ricorre per lo più con accezione negativa.

La storia del termine è raccontata più dettagliatamente su Wikipedia

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