“Cose dell’altro Geo” del 29 febbraio 2012

Oca: dal lat. tardo auca da avica (pronunciato auica) diminutivo di avis ‘uccello’. In latino classico la forma di riferimento era però anser (da cui, ad esempio, l’it. anseriforme).

Essere un’oca giuliva.

Ove son femmine e oche non vi son parole poche.

Donne e oche tienne poche.

Due donne e un’oca fanno un mercato.

Oca (essere un’oca, parere un’oca).

Nelle locuzioni cristallizzate oca indica la persona di scarse qualità intellettuali, che parla molto, ottusa, tarda di comprendonio, ignorante, stupida, facilmente ingannabile. ‘In particolare: che si comporta in modo sciocco, leggero e sventato (e spesso si riferisce al sesso femminile, per rilevare la fatuità che accompagna la bellezza fisica, talora con bonaria ironia)’ (GDLI).

A riabilitare, seppur molto parzialmente, il ruolo dell’oca nei modi di dire concorrono

Andare in oca: restare attonito, meravigliato, sbalordito, sentirsi confuso (GDLI).

Fare l’oca a qualcuno: corteggiarlo, dimostrarsene innamorato, fare il cascamorto (GDLI).

 

Se indirizzato a chi si intende sedurre, il riferimento all’oca garantisce probabili insuccessi. L’oca sembra perciò piuttosto distante dall’amore.

 

Amore: dal verbo amo, amare, parola molto antica, dalla semantica molto ampia (in essa rientrano tutte le accezioni dell’amore) e che nella sua sfera riunisce sia quello che per noi è amore (e che per il greco era Eros) sia quello che per noi è amicizia (e per il greco filìa).

Dallo stesso amare si forma amicus, al femminile amica, attestato già in latino oltre che con il significato proprio con quello di ‘amante, maitress’.

Il rapporto tra amore e amicizia può essere assimilato a due gradi differenti di uno stesso fenomeno: ciò significa che l’amicizia ha per il romano antico un peso molto forte, tanto da far dire a Cicerone (in Laelius De amicitia, 47) “A mio parere, coloro che eliminano dalla vita l’amicizia, eliminano il sole dal mondo”. Per distinguere un sentimento qualitativamente inferiore il latino ricorreva a diligere, che un grammatico spiegava come (diligere est) levius amare perché amare vim habet maiorem (‘ha forza maggiore’).

Sempre sul rapporto amare – diligere è interessante quanto scritto da Isidoro di Siviglia (VI sec.), per il quale amare è un fatto connaturato, mentre diligere è per scelta (amare nobis naturaliter insitum, diligere vero electione).

Bisogna, in ogni modo, essere cauti nel non giudicare categorie espressione di altre culture come sovrapponibili alle nostre categorie solo per effetto di una contiguità espressiva (le parole per l’amore) che cela invece profonde differenze.

Curiosità

Tesoro: parola greca di etimo sconosciuto desunta dal latino e, per il tramite di questo, dall’italiano; tra le accezioni in cui lo si trova impiegato c’è quella di ‘persona a cui si riconoscono particolari doti, a cui si guarda con particolare affetto per vincoli familiari. Di amicizia, o, per lo più, di amore. – Anche come epiteto affettuoso’ già in Dante e Petrarca. Diminutivo: tesoretto; accrescitivo: tesorone; vezzeggiativo: tesoruccio (soprattutto negli autori del 900).

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