“Cose dell’altro geo” del 10 aprile 2013

Gli arabismi sono presenti nella nostra lingua in misura considerevole sebbene la loro penetrazione sia piuttosto disomogenea.
Esiguo in epoca moderna, nei primi secoli della nostra lingua l’influsso dell’arabo (lingua semitica) sulla nostra lingua è invece stato fortissimo, anche per ragioni storiche.
Il contatto tra la cultura araba e quelle occidentali, nella fattispecie con quella italiana, fu così profondo che della matrice originaria dei termini spesso si è persa ogni consapevolezza.
Parole in apparenza italianissime come ragazzo, magazzino, tariffa, cotone, albicocco, arancio, melanzana, carciofo o limone, sono solo gli esempi più eclatanti tra tutti quelli che si potrebbero citare.
E la cosa ha un impatto reso ancora più forte dal fatto che spesso le rivendicazioni di italianità cui anche oggi capita di assistere si servono di quanto indicato da questi termini (a voi il kebab a noi la parmigiana di melanzane… ).
Arabi sono anche califfo, auge, almanacco e assassino, tutti, forse tranne l’ultimo, più noti in quanto arabismi al grande pubblico.

L’arricchimento di una lingua, non solo della nostra, può avvenire mediante attingimento dal proprio passato, prossimo o remoto (dall’italiano antico o dal latino, nel caso della nostra), o guardando al di fuori dei propri confini.
Troviamo infatti nel nostro vocabolario termini dalle provenienze più disparate. Oltre ai solitamente citati inglese o francese, lingue da cui abbiamo ripreso centinaia di termini (alcuni non scontati, quali corteggiare e fidanzato dal francese e bar, grill, stop dall’inglese.), abbiamo fatto prestiti da
– sanscrito (antica lingua dell’India, indoeuropea come il latino): guru, karma, nirvana, yoga
– turco (lingua della famiglia uralo-altaica): caffè, caviale, sorbetto, yoghurt, pascià, chiosco, harem, divano, turbante
– persiano (lingua del gruppo iranico e perciò indoeuropea come il latino): azzurro, bazar, carovana, gelsomino, spinaci
– giapponese (lingua isolata): cachi, soia, kamikaze, judo, zen
– eschimese: igloo
– lingue dell’Oceania: boomerang, tabù, tatuare (verbo), kiwi

Dagli Arabi abbiamo dunque ereditato nomi comuni e aggettivi ma non nomi di persona. Ciò significa che gli odierni cognomi di origine araba derivano da voci del lessico, come nel caso di Buccheri ‘figlio del bene’, Buscema ‘dal grosso neo’, Candurro ‘camicia’, Canzirro ‘maiale’, Cassaro ‘fabbricante di stuoie’, Farace ‘gioia’, Farruggia ‘pollo’, Fragalà ‘gioia di Allah’, Garufi ‘crudele o ribelle’, Macaluso ‘schiavo affrancato’, Maimone ‘fortunato’, Medina ‘città’, Modafferi ‘vittorioso’, Mogavero ‘guerriero’, Mulé ‘padrone’, Saccà ‘fabbricante di sacchi’, Sodano ‘nero’, Tafuri ‘scodellaio’, Taibbi ‘buono’, Zambuto ‘silenzioso’, Zarcone ‘rosso vivo’, ecc. Ma su questo aspetto rinvio al godibile libro di Enzo Caffarelli “Dimmi come ti chiami e ti dirò perché” (Laterza, 2013).

Buon appetito a tutti!

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