“COSE DELL’ALTRO GEO” del 7 febbraio 2011″

“GLI ABITANTI DI QUALE CITTA’ SI CHIAMANO IDRUNTINI?”

Gli abitanti di Otranto si chiamano Idruntini perché l’antico nome della città era HYDROUS (in greco; in latino suonava invece Hydruntum o Odruntum, spiegato partendo dalla parola greca per ‘acqua’, non unanimemente condivisa).

Le forme otrantino e otrantese sono usate in alternativa a idruntino nell’italiano contemporaneo. Entrambe, più recenti, sono prodotte per analogia su altri etnici (nome tecnico per indicare gli abitanti di un luogo) sentiti dal parlante come più “regolari” (lo stesso accade per partenopeo/napoletano in rapporto a Napoli;  teatino/chietino ma anche chietese in rapporto a Chieti).

Il fenomeno linguistico a cui si riconducono questi casi in cui due nomi strettamente connessi hanno forma diversa si chiama suppletivismo.

Altri esempi da ambiti diversi:

NOME DI RIFERIMENTO FORMA SUPPLETIVA
donna ginecologo ‘medico della donna’

muliebre ‘della donna’, soprattutto in riferimento a caratteristiche quali eleganza, sensibilità, fascino…

uomo (nel senso di essere di sesso maschile) andrologo ‘medico dell’uomo’

androgino ‘’

Uomo (nel senso di essere umano) misantropo

antropocentrismo

Acqua idrico
Andare vado
Fegato epatico
Bergamo (Atalanta, in riferimento alla squadra) Orobico
Caltanissetta Nisseno
Cane cinodromo
Gatto felino

aleurofobia

Germania tedesco

Il parlante come percepisce le parole suppletive?

Per il parlante le forme suppletive somigliano a parole straniere, che vengono inglobate nel patrimonio lessicale solo dopo che il loro legame non etimologico (bensì di significato) con una parola già contenuta nel repertorio sia stato chiarito.

Perché esistono le parole suppletive?

Perché la lingua è un sistema aperto, in grado di adeguarsi ai cambiamenti pur continuando a garantire la capacità di comprensione. E in questa sua apertura riesce ad organizzare elementi indigeni, nativi, anche riferibili a cronologie diverse, con elementi stranieri, sia antichi che moderni.

Esistono anche in questo ambito delle mode, perciò ci sono epoche in cui una lingua per incrementare il proprio lessico con materiale non nativo guarda ad una lingua in particolare.

Esistono forme di suppletivismo anche meno forte di quello considerato, in cui il legame con la parola base non è affatto riconoscibile?

Senz’altro. Quello ora considerato è un suppletivismo forte. Ne esiste anche una forma debole, che è la ragione per cui anche oggi per il sostantivo mese usiamo l’aggettivo mensile e non mesile; o per cui il femminile di cane è cagna e non cana.

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